Dopo lunghi preparativi con le associazioni locali di Kobane, e nonostante le moltissime difficoltà soprattutto nei collegamenti, finalmente con una delegazione di UIKI siamo riusciti ad andare a Kobane dal 25 gennaio al 12 febbraio 2017, per visionare la situazione del progetto in corso ‘Bimbi di Kobane’.

La condizione dei bambini rimane tuttora uno dei temi più critici nel processo di ricostruzione. Dopo nuovi accertamenti, i responsabili locali ci hanno spiegato che è aumentato il numero dei bimbi rimasti orfani bisognosi di aiuto e cura. Uno dei bisogni più urgenti dei bambini riguarda la loro salute mentale e il supporto psicologico, che possa aiutare loro e la collettività a superare i traumi vissuti.

Secondo le discussioni intrattenute con i responsabili locali, che concordano con le informazioni da noi direttamente raccolte sul campo, attraverso l’aiuto della solidarietà internazionale a Kobane sono stati assegnati fondi per realizzare in particolare attrezzature di campi gioco, dove i bambini possono trascorrere liberamente il loro tempo in spazi verdi ed essere contemporaneamente allontanati dalle macerie della città e dalle case devastate. Questo per offrire loro un ambiente sicuro e salutare a partire dal quale ricostruire i legami sociali spezzati dalla guerra.

Sono stati inoltre acquistati, anche attraverso donazioni dai vari progetti dei Comuni dell’Italia, materiali sanitari e materiali per i bisogni scolastici come borse, scarpe, penne, quaderni, colori, matite.

Sono stati consegnati 13mila (tredicimila) euro all’Associazione partner del progetto; per questo ci è stata fornita una lettera formale di ricevuta. Abbiamo consegnato al Comitato di Ricostruzione di Kobane anche i 3mila (tremila) euro ricevuti da UIKI per i bambini, come contributo libero donato da singoli, associazioni o gruppi informali.

Ci è stato spiegato e mostrato come avviene il sostegno alle famiglie che si prendono cura degli orfani anche attraverso la consegna diretta di fondi.

Ci è stato confermato che i bambini in età scolastica hanno realizzato e consegnato tutti i loro disegni che avevano fatto per comunicare con chi li ha sostenuti dall’Italia, anche come forma di ringraziamento: non hanno purtroppo potuto inviare questi disegni a causa della mancanza di telecomunicazioni e dell’assenza di elettricità. Ne pubblichiamo alcuni in calce a questo rapporto.

Inizia il nostro cammino d’incontro per il progetto: con Narin, compagna ingegnere che fa volontariato, entriamo in un negozio per non presentarci a mani vuote alle visite dei bimbi, senza sapere cosa piacerebbe loro ricevere. Vicino ad un negozio si trova un bambino. È Il figlio del venditore, che aiuta suo padre nel suo lavoro. Ci avviciniamo per chiedergli cosa piacerebbe a un bimbo come lui. Forse nessuno fino a quel giorno gli aveva fatto una domanda del genere. Ride e si vergogna. Ci risponde, diventando rosso, di non voler niente, accennando un piccolo sorriso. Ci ha mostrato subito dopo tra gli scaffali più forniti caramelle, biscottini, gomme, colori, oltre che quaderni e penne. Gli richiediamo, lontano dal padre, cosa piacerebbe ai bambini. A quel punto ci ha preso per mano mostrandoci segretamente delle piccole cose, tra le meno costose. Semplici fogli trasparenti, pieni di adesivi colorati. Farfalle, fiori, animali di ogni tipo, come cavalli, orsi. Compriamo allora per i bimbi anche una scorta grande di adesivi e andiamo al campo che li ospita.

La maggior parte dei bambini vive nelle case prefabbricate vicino al grande parco di Kobane, all’entrata leggiamo una scritta in onore della martire Şilan, a cui è dedicato il campo.

Dalla prima casa esce una giovane donna che si chiama Hanim. Ha appena compiuto 18 anni, ed è la responsabile di tutto il campo: conosce tutti bambini e si può notare la confidenza e intimità con cui parla a tutte le persone.

Le chiediamo di accompagnarci per consegnare i nostri quaderni, le penne, le caramelle, i colori, i biscottini. Apprendiamo anche la storia di Hanim. Lei ha perso il padre e si prende cura degli altri bimbi piccoli. Con lei abbiamo parlato del progetto di adozione. Alcuni bambini non erano presenti perché erano lontani a giocare, altri si trovavano in ospedale per i controlli. Andiamo di casa in casa trascorrendo una giornata intera con i familiari che si prendono cura dei piccoli.

Quando abbiamo bussato alle porte ci hanno accolto sempre i bimbi più grandi: quando dicevamo di avere delle cose per loro, subito chiamavano numerosi bimbi piccoli più o meno della stessa età che sbucavano dietro di loro, per partecipare a quell’evento. Arrivavano veloci e con le mani tese, ritiravano nell’ordine che già conoscevano, gomme, caramelle, biscotti, ma, quando hanno visto gli adesivi, hanno mollato tutto ciò che avevano tra le loro mani per averle libere e afferrare quei coloratissimi fogli.

Nelle case non c’erano solo bambini curdi; abbiamo incontrato anche una donna palestinese con i suoi figli. Lei ci ha detto che in precedenza viveva a Manbij, e che suo marito ha partecipato alla difesa della città, perdendo la vita in battaglia e diventando martire. Lei adesso condivide una vita comune con le altre donne del campo.

Incontriamo Lilav. Ci tiene stretta la mano e accompagnandoci ci racconta la vita del campo con gli altri piccoli e ci segue ovunque. Lilav ci dice che le piace tanto andare a scuola insieme agli altri bimbi del campo ma che la scuola adesso non c’è; spiega che si annoia senza le lezioni e che per questo non vorrebbe le vacanze. Abbiamo scoperto che è una piccola cantautrice, insieme ad altri ci hanno cantato la canzone “Siamo bimbi di Kobane”.

Le donne e i bambini che abbiamo incontrato avevano tutti sentito parlare del progetto della casa di accoglienza in costruzione per gli orfani, e specialmente le donne hanno sottolineato come un progetto di casa-accoglienza sia più adatto di un progetto di sostegno a distanza: i bambini hanno bisogno di amore, di fare amicizia tra loro in condizioni dignitose, e di spostamenti pratici, ma nelle case prefabbricate del campo, con solo un piccolo parco da gioco, non c’è lo spazio per tutto questo.

Da più di un anno infatti è in corso, supportato dall’Italia, il progetto ‘Bimbi di Kobane’, e sono stati finora mandati aiuti annuali a 135 bambini consegnando aiuti per un valore di 48.600 euro. Il progetto ha in previsione di terminare a Dicembre 2017. Una volta completata la prima fase di sostegno a distanza, il secondo obiettivo è sostenere la raccolta fondi per il progetto “Alan’s Rainbow”, di cui anche ci hanno parlato le donne e i bimbi che abbiamo incontrato.

Usciamo dal campo per andare via, vediamo giocare circa una cinquantina di bambini. Alcuni di loro si divertono con il pallone. Quelli che si avvicinano, chiedono all’unisono di poter giocare con gli adesivi attaccandoli nelle loro mani. Ci ha colpito che molti di loro, quasi tutti, hanno scelto gli adesivi delle farfalle – farfalle in volo – ciascuno li ha scelti proprio dello stesso colore del suo abito.

Salutiamo tutti i bambini facendo delle foto insieme. Tutti hanno ringraziato per la solidarietà e per la vicinanza che è stata dimostrata dall’Italia. Durante le fotografie afferravano in vista ‘Vermi di Rouge’ che tenevano tra le mani.

Durante la nostra visita altri bambini giocavano nei dintorni; quando ci hanno osservato scattare foto si sono arrabbiati, chiedendoci perché le scattassimo. Questo per mostrare la consapevolezza e la sensibilità che questi piccoli già mostrano anche nella loro tenera età.

Ci hanno salutato dicendoci: “Vi aspettiamo, non ci dimenticate”.

*Si potranno leggere a breve aggiornamenti del piano a sostegno dei bimbi orfani nella raccolta dei fondi indirizzata al progetto “Alan’s Rainbow, un luogo di studio e di vita per gli orfani di Kobane”sul sito di UIKI www.uikionlus.com e anche sul sito di www.bimbidikobane.com