Avviene in una mattina di primavera a Kobane l’incontro con le volontarie dell’Associazione Sara. Decidiamo di non vederci nel loro piccolo luogo di ritrovo. Per avere maggiore spazio, ci troviamo nella stanza dell’ufficio del Reconstruction Board, accanto all’unico forno che produce il pane per tutta la città, nei pressi del grande edificio della Municipalità del Cantone di Kobane.

Con loro troviamo ad accoglierci e a salutarci anche le compagne del Congresso dell’Unione di Star (Yekitiya Star), l’organizzazione di donne che contribuisce significativamente alla lotta per la parità di genere su tutti i livelli della società, occupandosi non solo di economia ed ecologia, ma anche di formazione, portando avanti pratiche pedagogiche alternative di apprendimento.

Le tre volontarie dell’Associazione Sara ci accolgono con entusiasmo e ci spiegano come con fatica siano stati tessuti in maniera sempre più stretti i rapporti e le relazioni con i Familiari dei Martiri che si prendono cura dei bambini e delle bambine che hanno perso i loro genitori.

Molti familiari dei martiri della resistenza di Kobane dopo la guerra soffrono di problemi di grande povertà e dislocamento. Sono stati per esempio costretti ad abbandonare le loro case ormai distrutte da Daesh, per trasferirsi in alcune abitazioni nei villaggi circostanti.

Sappiamo dall’Ufficio di Ricostruzione che è in programma la costruzione di un distretto abitativo della città che possa dare ad alcuni familiari dei martiri immediatamente diritto ad una casa nuova, ma questo progetto è ancora in una prima fase di realizzazione e ci vorrà del tempo.

Per ora i bambini e le bambine non hanno un posto in cui poter vivere insieme e crescono in diverse case, accuditi spesso dai familiari, sopravvissuti alla guerra, insieme ai nonni anziani o dai vicini.

Ci raccontano varie storie di bambini che hanno visto uccidere il proprio il padre, o di chi si è salvato tra le braccia della madre uccisa. Di quelli che vivono nelle case distrutte o di quelli che non hanno case quindi costretti a vivere con i loro vicini, due o tre famiglie insieme. Ci raccontano dei bambini che ancora non capiscono il significato della morte e che aspettano il loro padre e di quelli che consci della morte del padre ne abbracciano sempre la foto.

Infatti, anche se si impegnano con determinazione, le donne dell’Associazione ad ora non sono tante e le emergenze quotidiane di movimento o l’impossibilità di spostarsi a causa della guerra, non sempre permettono loro di raggiungere in ogni momento le case degli orfani, sparse nei diversi villaggi.

Per questo, c’è voluto del tempo per trovare un’auto per potersi spostare.

Qui infatti, il tempo, la temporalità, non prevede la possibilità dell’appuntamento fisso o prefissato. Il tempo non viene vissuto in maniera lineare, ma è scandito piuttosto dall’urgenza e dall’attenzione data dal momento, dalle necessità e dagli ostacoli dati dalla guerra che di volta in volta si presentano.

Attendono, senza poterlo definire in anticipo, il giorno giusto per spostarsi e allora un furgoncino le aspetta, pronto a portarle di casa in casa a far visita ai bambini e alle bambine.

Le volontarie dell’Associazione Sara prima della partenza verificano meticolosamente la loro attrezzatura: macchina fotografica, fogli da disegno, matite colorate, pennarelli.

“Hai portato le caramelle?”, chiede Semira all’altra volontaria. Consapevole che si tratta dello strumento più prezioso per i bambini e le bambine che sempre le desiderano e le reclamano. Ride mentre dice in tono serio “Scusate, ma senza caramelle non possiamo partire”.

Il furgone percorre le vie strette della città di Kobane, in gran parte ancora distrutta e ci porta nelle abitazioni in cui si trovano i bambini e le bambine.

Nella prima casa ci accoglie, dopo un po’ di tempo di attesa, una signora anziana, la nonna di Xofran Hemidi e Beyan Hemidi.

Era impegnata nella pulizia di alcuni panni e vestiti sul tetto di un’abitazione ancora danneggiata, e solo dopo averci visto dall’alto, scende veloce le scale, per accoglierci. Xofran è a scuola e ha portato anche Beyan con sè. Le due sorelle stanno nella lista in attesa di un sostegno a distanza.

Ci viene allora chiesto, con ospitalità e amicizia, di rimanere a parlare, per aspettare insieme il loro ritorno.

Stupisce come le volontarie dell’Associazione abbiano instaurato con le parenti delle bimbe un legame di profonda amicizia e profondo rispetto.

Nell’attesa di qualche ora tra le donne presenti si parla dei problemi che riguardano la vita quotidiana, vengono raccontati i soprusi della guerra, la storia della perdita dei cari che hanno combattuto, e le difficoltà della loro vita attuale mentre viene generosamente offerto del chai e del caffè. La signora anziana appare stanca e ci racconta come l’assenza di un minimo sostegno e una non adeguata nutrizione sia un grosso problema per loro.

La presenza e l’arrivo di questi aiuti è importante perché il popolo curdo vive in Siria una situazione ancora molto difficile.

Mentre in Turchia si acuiscono feroci e inumani attacchi da parte di Erdogan e dell’esercito turco, nella città di Kobane nel nord della Siria, abbiamo visto gli effetti e l’aggravamento prodotti dalla chiusura delle frontiere sia da parte della Turchia che da parte del Kurdistan Iracheno che impongono all’intera popolazione un difficile embargo e la difficoltà di reperimento di cibo, vestiti e altri beni fondamentali.

Quando le bambine tornano da scuola, rimangono sorprese e incuriosite dalla presenza di nuove delegate dall’Italia. Il loro sguardo è solitamente distratto. Ma non sembra così oggi. Mentre si trovano ad interagire con sorrisi di volti diversi, guardano con attenta curiosità i volti nuovi.

Gli aiuti sono divisi e consegnati sempre di persona, di volta in volta, in ogni singola casa dalle volontarie dell’Associazione Sara.

Ricevono con i saluti, andando via, dopo ogni incontro, parole di ringraziamento.

La signora anziana ci chiede se gli aiuti arriveranno oltre che a Kobane anche a Cizre in Turchia, che si trova, ora, dopo gli attacchi dell’esercito turco, in una situazione peggiore e drammatica.

Le parole di ringraziamento sono rivolte alle famiglie italiane che supportano a distanza il progetto Bimbi di Kobane, per dare agli orfani condizioni di vita dignitose e un futuro sereno, gettando le basi di una nuova società solidale, supportando la resistenza della città e l’autonomia democratica che le sue abitanti e i suoi abitanti stanno mettendo in pratica ogni giorno con grande determinazione e coraggio.

Progetto dei Bimbi di Kobane www.bimbidikobane.com gestita da UIKI Onlus, continua. E i bimbi di kobane aspettano altri adozioni di soliderità..

Marzo-Aprile 2016

UIKI Onlus – Delegazione per il ‘Progetto Bimbi di Kobane’